LUCA BETTINSOLI

Mi chiamo Luca Bettinsoli, Gardonese di nascita e Bovegnese d’adozione. Amo la montagna e pratico sport fin da bambino, prima lo sci e, in adolescenza il tennis a livello agonistico.

Nel 96 mi appassiono allo snowboard e, 3 anni dopo all’arrampicata e alla corsa in montagna, che pratico ancora insieme allo skialp. Una domenica del 2005, in Guglielmo, vedo salire un gruppo di ciclisti con la mountain bike e scatta una scintilla! Dal settembre 2005 con la mia bici sono salito su molte delle montagne del nord Italia, nell’estate 2007 il primo viaggio su 2 ruote a Santiago de Compostela con 2 amici, il 2009 è l’anno del Sahara, un viaggio di 600km dall’Atlante Marocchino alle dune di Merzouga, nel 2011 la Mongolia, nel 2012-13-14 partecipo alla Sellaronda Hero ed a qualche gara endurance con buoni risultati, ma sono le gare a stimolarmi, sono i luoghi, la natura e le persone che si possono incontrare viaggiando in sella.

Il freddo e il grande Nord mi affascinano e nel 2013, complice l’incontro con Roberto e poi con Enrico Ghidoni, inizia a frullarmi in testa l’Iditarod Trail Invitational, una corsa estrema che si svolge ogni anno, a febbraio, in Alaska, da fare, ovviamente in bici. Occorre però prepararsi, per cui nel 2015 partecipo alla prima edizione della Grande Corsa Bianca, che porto a termine primo fra i bikers. Nel 2016 l’obiettivo fissato è la Rovaniemi 300 in Finlandia, corsa di 330km in autonomia che è valida come accesso per l’Iditarod.

La mia Rovaniemi 300

La Rovaniemi 300 è un’ultramaratona invernale alla quale si può partecipare a piedi, con gli sci o in fat bike, che si corre nel mese di febbraio nel Circolo Polare Artico, nei dintorni di Rovaniemi, nella Lapponia Finlandese che vale come gara qualificatoria per l’Iditarod Trai Invitational. La gara si compone di due parti, la prima in comune con la Rovaniemi 150, caratterizzata da un tracciato segnalato con checkpoint assistiti (fuoco, acqua e spazio per dormire) e la seconda parte di 175 km da percorrere in totale autonomia su percorsi per motoslitte piu o meno battuti con dei punti di controllo dove i partecipanti devono segnalare il loro passaggio mediante Spot satellitare.

Arrivo a Rovaniemi la sera del 16 febbraio insieme a Seby. Siamo saliti qualche giorno prima per avere la possibilità di provare con calma qualche pezzo del percorso e con la speranza di vedere qualche aurora boreale in più. Il termometro fuori dall’aeroporto segna -12° e il cielo è sereno. Sistemate le nostre cose in stanza ci troviamo per la cena. Non mi sento per niente bene e fatico a mangiare. Mi avvio verso il B&B, alzo gli occhi al cielo ed eccola! La mia prima aurora boreale. Resto 10 minuti imbambolato a guardarla e subito mi sento meglio. Arrivato in stanza mi metto subito a dormire. Domani devo montare la bici e fare le prime pedalate.

Bici a posto e via. Proviamo il primo tratto. Pedaliamo per 12km nel fiume senza problemi, ma una volta fuori, salendo sulle colline, la neve è soffice ed inconsistente e non permette di pedalare. Dopo circa 2 km di spinta, abbandoniamo l’idea di raggiungere il secondo checkpoint della gara, inizia a farsi buio e dobbiamo rientrare. Ceniamo con la classica pizza finlandese e andiamo a nanna.

Il giovedì ci raggiunge Maurizio, altro bresciano che parteciperà, insieme a me, alla 300 km. Stavolta ci avventuriamo oltre il 150° km, nella seconda parte della 300 km. La situazione è la stessa del giorno prima anche se, il fiume è messo un po’ peggio, forse anche a causa delle temperature in rialzo vicine allo zero. Ci fermiamo in corrispondenza di una tettoia che eleggo a punto di riposo per quando sarò in gara. Mi accorgo subito di quello che sarà uno dei pericoli più grandi in gara, la presenza di parecchi overflow. Rientriamo e passiamo il resto della giornata a spasso. Cena finlandese a base di renna e un altro giorno è finito. In B&B trovo Daniele Modolo, anche lui al via della 300.

Il venerdì è dedicato alla visita a Babbo Natale (ci andiamo in bici) e al briefing per gara con controllo del materiale obbligatorio. Cena a base di pizza, preparazione della bici e del bagaglio e ultima notte in un letto prima di passarne un po’ sveglio o a dormire in un sacco a pelo.

Finalmente è arrivato il giorno della gara. Non sono particolarmente teso. Il mio obiettivo è arrivare alla fine in tempo per prendere il volo di rientro a casa, ma il sonno non è comunque stato dei più tranquilli. Colazione abbondante, ultimo controllo del materiale, carico tutto sulla bici e ci avviamo alla partenza che, dopo la firma di presenza all’hotel dell’organizzazione, avviene nel mezzo del fiume. Ci sistemiamo in griglia davanti a tutti per partire tranquilli ed evitare il rischio di cadere già nei primi metri. Mancano circa 20 minuti al via e quasi tutti i concorrenti delle tre distanze sono ormai schierati. Il tempo non è bellissimo, la temperatura è di pochi gradi sotto lo zero e la possibilità che si metta ha nevicare non è remota. Sono comunque tranquillo. Io voglio arrivare alla fine, pedalando o spingendo, col sole o col brutto tempo, col caldo o con il freddo. Un bambino si mette in piedi sopra una motoslitta e Alex, l’organizzatore ci avvisa che manca un minuto, 30 secondi, 10… 3,2,1 GO!

La prima parte, nonostante tutto, risulta abbastanza facile. La presenza dei checkpoint a distanza abbastanza ravvicinata mi permette di ricaricare le riserve idriche abbastanza rapidamente, tant’è che in circa 20 ore ho percorso 130km e sono nel gruppetto di testa della 150km e secondo nella 300. Mi fermo quindi a riposare per un paio d’ore al cp 7. Riparto un po’ intirizzito dal freddo dopo circa 3 ore e spingendo e pedalando arrivo a quello che era il punto di partenza/arrivo della 150km. Sono circa le 14,30 di domenica e proseguo fino circa al 165° km, dove avevo deciso di riposare. La decisione si rivela quella giusta. Il tempo cambia rapidamente e, mentre riposo, dalle 16 alle 18, una tormenta di neve con vento fortissimo mette 40cm di neve fresca. Riparto spingendo (e da qui in poi pedalerò poco). La neve in alcuni punti, sulle colline, mi arriva alla vita, ma il solo fatto di attraversare questi luoghi mi allevia il peso delle fatiche. Vado avanti con il mio passo, a volte ai 4 a volte a 1km/h, ma vado avanti. Mentre spingo, ogni tanto mi fermo ad alimentarmi. Mangio frutta secca, cioccolata e Grana Padano insieme a qualche integratore a base di mirtillo selvatico. Vedo le tracce di chi mi precede fino a quando raggiungo il punto di controllo 18. I km percorsi sono 186 e sono le 20,00 di lunedì. Ora la traccia è percorsa da motoslitte e non vedo più i segni del passaggio di altri concorrenti (scoprirò poi che il fortissimo finlandese che mi precedeva si era ritirato). Mi fermo! Scarico il materassino e le borse dalla bici, mi preparo un risotto liofilizzato, sciolgo un po’ di neve per riempire la sacca idrica. Mangio il risotto, sistemo le sacche stagne e sono pronto per infilarmi nel mio sacco a pelo. La temperatura è scesa a -16°C ed ho bisogno di dormire.

Le due ore di sonno volano ed è già ora di ripartire ancora una volta spingendo la bici. E’ notte, ma la luna piena rischiara i miei passi. Sento della musica. Mi fermo. La musica sparisce. Allucinazioni. La mancanza di riposo inizia a farsi sentire e oltre alla musica nella mia testa vedo strane figure ai lati del sentiero. Sono uomini, donne, bambini e animali che, quando mi avvicino si rivelano per ciò che sono in realtà: alberi ricoperti di neve. Parlo da solo. Sono KO. Devo dormire ancora.

Mi fermo a riposare ancora un’ora e le cose migliorano, il mio ritmo aumenta e il sole sorge. Son a circa 250 km e il morale è alto. Spingo la bici fra bassi abeti, vedo galli cedroni, pernici bianche, pernici rosse, renne selvatiche. Osservo le tracce degli animali nella neve. Lepri, linci o volpi e poi vedo delle impronte grandi, come di grossi cani. I lupi! I lupi che tanto volevo vedere sono passati di qua! Che gioia! Ripenso alle parole di Roby e Chicco Ghidoni, pionieri in Italia in queste competizioni, che tanti consigli mi hanno donato e che dall’Italia mi staranno seguendo. La fatica sparisce per un po’. Si ritorna alla realtà e, alla fine dell’attraversamento di un lago, trovo un gigantesco overflow. Non lo posso evitare, quindi cerco di attraversarlo un passo alla volta. Sono quasi sulla riva e il ghiaccio cede. NO! L’acqua arriva a metà polpaccio. Ne esco rapidamente. Gli scarponi e le ghette, per fortuna hanno fatto il loro lavoro ed i piedi non si sono bagnati. Esco dal lago e comincio a spingere in salita. Arrivo in cima ad una collina. I km sono circa 275 e si scende, in sella!!!! In fondo alla discesa incrocio una strada e lì c’è Alex, l’organizzatore della gara. Stava posizionando segnali e aveva deciso di aspettarmi. Lascio la bici a terra e lo abbraccio. Non vedevo un essere umano da 2 giorni e ne avevo bisogno. Alex mi dice che sono in testa e che il finlandese si era ritirato. Chiacchieriamo per qualche minuto. Mi ricorda che fra circa 15 km c’è un riparo dove, se voglio, posso riposare e mi dice che da lì in avanti si pedala.

Riparto rinfrancato, finalmente in sella. Arrivo col buio alla capanna di cui mi aveva parlato Alex. Mi fermo, mangio il più fantastico chili con carne che abbia mai messo sotto i denti, mi infilo nel sacco a pelo e subito crollo. Quando mi sveglio non sono più solo. E’ arrivato Martjin Boonman, fortissimo biker olandese, che mi dice che il ceko Jan Kopka ha proseguito senza fermarsi ed ora è in testa. “is not important for me” rispondo. Con calma preparo la mia roba e riparto per gli ultimi 35km. Fino all’ingresso nel fiume, dove mancano 20km all’arrivo, pedalo quasi sempre, ma la stanchezza non mi permette di andare oltre i 9-10km/h. I primi 2 km nel fiume, invece, sono un calvario di neve fresca inconsistente. Tocca spingere. Poi d’incanto la neve diventa più dura e ricomincio a pedalare. In lontananza scorgo le luci della città. Mancano 10 km. Pedalo. A 5 km dalla fine, realizzo che ci sono. Gli occhi cominciano ad inumidirsi e un lieve senso di tristezza per la fine imminente di questa magica avventura si fa largo dento me. Vedo una luce che si avvicina. E’ Alex sulla sua motoslitta. Forza! Solo 2 km ed hai finito. Lo seguo, mi sprona ed ecco là il ponte. Ci passo sotto. E’ finita, finita davvero!

Scoppio in lacrime, penso ai miei figli, a mia moglie e agli amici che, da casa, hanno spinto la bici insieme a me per questi 325km. Ho completato la gara in seconda posizione (alla fine di 30 partenti saremo in 4 ad essere arrivati alla fine). Le foto, la premiazione, e l’abbraccio con gli amici, poi via a nanna. Anche questa avventura è finita. Ora l’Alaska è più vicina.